
martedì 4 marzo 2008
martedì 19 febbraio 2008
Odori.
Intendiamoci, nulla di nuovo nelle caratteristiche, nei comportamenti umani. E tuttavia, al di là del moralismo, 'est modus in rebus'!
Dover fare campagna elettorale col pesante fardello del fallimentare governo appena caduto, non sarebbe semplice per nessuno. Ma i comportamenti qualificano gli uomini. Qualcuno ha detto che gli uomini non seguono gli uomini, bensì il coraggio. Ed il coraggio si "annusa".
In questo caso, l'odore che si sente, sa di tutto meno che di coraggio.
venerdì 8 febbraio 2008
Costrizioni provvidenziali, e confusioni mistificatrici.
Costrizioni provvidenziali, e confusioni mistificatrici.
Non impressiona particolarmente l'odierno articolo del direttore Mieli sul "Corriere della Sera".
http://www.corriere.it/editoriali/08_febbraio_08/mieli_PD_390732c6-d60d-11dc-88e3-0003ba99c667.shtml
Non impressiona per contenuti e messaggi "forti" (uno soltanto: "bravo Veltroni, Berlusconi prendi esempio!").
Sostanzialmente la struttura dell'articolo è di questo tipo: 1-motivazioni tattiche alla base della scelta del leader del Pd, 2- sostegno alla scelta, sulla base di considerazioni derivanti dalle evoluzioni politiche della storia 'patria' ed europea, 3- rinforzo delle motivazioni ed esortazione 'bipartisan'.
Orbene, stavolta il veleno non è 'nella coda', bensì proprio nel mezzo (del testo).
In buona sostanza, il 'nostro' ci rammenta come in varie occasioni, dall'ottocento ai giorni nostri, protagonisti lungimiranti del campo socialista / laburista europeo abbiano deciso di abbandonare le posizioni più radicali e massimaliste, per mutarsi in ragionevoli ma non 'arresi' riformisti. E questo, entrando in compagini governative di coalizione con soggetti politici di altre tradizione, ottenendo per mezzo di esse miglioramenti percepibili per le classi rappresentate.
Tutto giusto, anche nel ricordare le diverse vicissitudini italiche. Se non fosse per un particolare. Rivelatore. Per dirla con le parole di 'Geronimo', "nonostante gli strappi e gli strappetti di Berlinguer con l'Unione Sovietica, il vecchio Pci non fu capace di costruire ciò che già esisteva in tutta Europa e cioè un grande Partito socialista nel solco tracciato da Willy Brandt e François Mitterrand". Anzi, della centenaria tradizione socialista italiana il Pci ed i suoi eredi sono stati gli eradicatori. Il partito democratico in nessun modo è l'erede della tradizione riformista italiana. E' il concepimento in laboratorio di un innesto di una parte minoritaria del popolarismo italiano (quello di sinistra) nel ceppo (residuale e 'legittimista') della tradizione (post-) comunista. Non si vuole con questo escludere che il nuovo soggetto possa avere un qualche successo; nel panorama politico italiano, caratterizzato da forze politiche che quasi mai sono direttamente riferibili ormai ai grandi filoni tradizionali europei (il popolare, il socialista, il liberale, etc.) ciò è ben possibile, qualora riesca magari ad incarnare una qualche rappresentanza di interessi.
E tuttavia, il ragionamento del Direttore non convince. Convince molto di più la motivazione tattica, nascondere col lampo della novità il disastro del governo Prodi (sino a ieri sostenuto), ed anche quella strategica (cioè che attiene al medio lungo termine, ai fini) che consiste nel ridurre, anche se non azzerare, il potere di condizionamento dell'ala sinistra massimalista sulle future scelte del partito neo-nato.
martedì 5 febbraio 2008
Riflessione.
E' successo tutto in modo rapido. Non inatteso. Ma rapido.
Ora, la "battaglia", poi (speriamo) il difficile!
Per questo, riflessione, messa a punto e, sperabilmente, azione.
lunedì 21 gennaio 2008
Calma, "calma e gesso".
L'ex ministro della Giustizia apre di fatto la crisi di governo: ''Si vada alle elezioni''. E si lamenta di "un'inchiesta giudiziaria faziosa e pregiudiziale'' e della ''mancata piena solidarietà di amici e alleati''. Palazzo Chigi: ''Ci aspettavamo mossa a sorpresa. Non si faceva trovare da due giorni''. Diliberto: '' Con crisi, l'unica strada è il voto anticipato''. L'opposizione: ''Crisi inevitabile. Prodi vada da Napolitano''
Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - Clemente Mastella (nella foto) annuncia l'uscita dell'Udeur dalla maggioranza e di fatto apre la crisi di governo. "Prodi se vuole può andare a cercare una maggioranza, ma per quanto ci riguarda il centrosinistra è finito". Elezioni? "Per quanto ci riguarda sì, poi questa è una prerogativa del capo dello Stato. Ma dal punto di vista politico per noi è meglio andare a nuove elezioni"......................................................................................................."
Tredici anni non sono passati invano, spero.
Questa "partita" va giocata con calma ed attenzione. La situazione del nostro Paese è delicata.
Mantenere ferma la barra dei principi che ci guidano, degli interessi fondamentali irrinunciabili, evitare le "ingenuità" del '94/95, innovare (nel senso anche più radicale del termine) nelle soluzioni; questi a caldo mi sembrano gli orientamenti da mantenere nei giorni che arrivano.
mercoledì 16 gennaio 2008
Limiti.
E limiti passati.
(Agi) - ''A seguito delle ben note vicende di questi giorni in rapporto alla visita del Santo Padre all'Universita' degli Studi 'La Sapienza', che su invito del Rettore Magnifico avrebbe dovuto verificarsi giovedi' 17 gennaio, si e' ritenuto opportuno soprassedere all'evento''. Lo ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede, precisando che ''il Santo Padre inviera', tuttavia, il previsto intervento''.
lunedì 24 dicembre 2007
mercoledì 19 dicembre 2007
Interessante riflessione su governance.
- unitarietà / uniformità di indirizzo, anche all'interno di una medesima compagine / alleanza politica
- controllo "democratico" (scusate ma non trovo termine più conciso...) sulle scelte effettuate. Intendo dire, quando sceglie un amministratore, locale per giunta, l'elettore lo fa pensando anche alla sua posizione riguardo a questioni di tipo aziendale / industriale, o solo per le sue doti di amministratore pubblico?
- ultima, ma non trascurabile, la competenza in senso "tecnico". Infatti, a fianco del personale politico investito di responsabilità all'interno di una fondazione, siedono anche molte "vecchie volpi" di quel mondo aziendale che da sempre ha saputo trarre vantaggio da un rapporto diretto con la 'politica' in senso lato.
Sull'ultima questione, mi riprometto uno studio di un certo dettaglio, basato sui principali esempi in ambito italiano. Sono quindi molto interessato a contributi "esterni"!
Banche e governance: le lezioni da trarre comunque
Gran parte della classe politica e delle forze sociali stanno di fatto chiedendo che Alitalia sia controllata dalle grandi banche, che tornano sempre più al centro delle vicende societarie nel nostro paese. Dopo Telecom, avremmo così un'Alitalia bancocentrica. Ma di chi sono queste banche? Bella domanda: un notevole peso al loro interno hanno le fondazioni, ove i politici hanno un ruolo che fatica a diminuire. Nel caso che stiamo esaminando, viene il sospetto che il pesante coinvolgimento di un grande gruppo bancario italiano possa essere volto a garantire alla politica nazionale e locale le stesse possibilità di ingerenza nel nuovo gruppo che aveva nella vecchia Alitalia, in cambio di favori su qualche altro terreno.
Immaginiamo che i consigli di amministrazione delle banche abbiano ordini del giorno che farebbero invidia a un consiglio dei ministri da economia pianificata. Si occupano, in effetti, di tutto e di tutti. Prima è stata la volta dei telefonini di terza generazione e dei piani di cablaggio dell'America Latina. Poi della crisi della carta stampata e dei riassetti del sistema televisivo. Ora hanno cominciato a trattare di rotte anziché di conti correnti. Ormai, per alcune di queste banche, la Roma-Lamezia Terme è diventata più importante della crisi innescata dal collasso del mercato subprime negli Stati Uniti. Se queste banche dovessero rispondere del loro operato di fronte ad azionisti e investitori istituzionali interessati alla redditività di medio periodo, il legittimo desiderio dei nostri banchieri di essere protagonisti potrebbe essere diretto verso scopi più "propri" delle banche. Ma il peso delle fondazioni bancarie accresce la tentazione delle banche di fare politica, di occuparsi dell'interesse comune (definito da chi?), o della nazionalità di chi acquista le imprese.
Antonio Fazio era stato cacciato più o meno per avere cercato di spingere le banche a questo tipo di comportamenti. Anche senza di lui, le banche restano al centro del gioco politico, saldamente protagoniste di una sorta di " politica industriale" in nome e per conto di governi centrali e locali che non sanno come farla o dicono di non volerla fare. Sarebbe interessante capire se c'è un regista nuovo (dalla politica invece che dalla banca centrale) o se sono ormai giocatori individuali. Quello che è chiaro, è che hanno fatto fuori il regista, ma la recita continua.
(il testo integrale e' disponibile sul sito www.lavoce.info)
lunedì 17 dicembre 2007
Percezioni.
Pur sapendo che parte della spiegazione risiede nel diverso mix di beni acquistati con il reddito personale disponibile (paniere...), il grafico seguente a mio parere è molto istruttivo. Ci dice quanto fallaci possano essere le percezioni empiriche, o meglio quanto esse possano essere influenzate da stimoli "esterni" di tipo politico, sociale, di comunicazione.
In sostanza il grafico (basato sulla realtà USA) rapporta, anno per anno, il costo di 1.000 galloni di benzina al reddito pro-capite disponibile.
Note a margine di un matrimonio.
"Fiori d'arancio per Giorgio Albertazzi e Pia de' Tolomei
Le nozze si terranno domani in Campidoglio, a celebrare il rito civile sarà il sindaco di Roma Walter Veltroni. Il testimone scelto per l'occasione è Maurizio Scaparro, che ha collaborato con l'attore per il suo spettacolo 'Memorie di Adriano'.